• Dott.ssa Chiara Crimaudo

Il dipendente pubblico ha diritto all'obbligazione retributiva nel periodo di sospensione

Il fatto: Il caso in esame vede un dipendente pubblico della Regione Campania sospeso dal servizio da parte della Giunta regionale perché indagato per diversi reati, alcuni dei quali prescritti alla fine degli anni Novanta. La Giunta regionale sospendeva così il dipendente pubblico, senza tuttavia aprire il procedimento disciplinare a suo carico. Il lavoratore, una volta intervenuta la sentenza di assoluzione per l'ultimo reato contestatogli, chiedeva la riammissione in servizio nonché gli arretrati relativi a tutto il periodo in cui ha operato la sospensione.

La Cassazione, con la recente Sentenza 19 marzo 2019, n. 7657, ribalta l'orientamento dei primi due gradi di giudizio che negavano la richiesta economica della restitutio in integrum del dipendente pubblico a causa della "inerzia del lavoratore" nell'informare sollecitamente l'Amministrazione dell'avvenuta prescrizione del procedimento penale, informazione che da sola sarebbe bastata ad interrompere la misura cautelare della sospensione dal servizio. La Corte, infatti, nel precisare che non sussiste alcun dovere di comunicazione a carico del dipendente nei confronti dell'Amministrazione, riscontra viceversa una quiescenza dell'Amministrazione nell'attivazione del procedimento disciplinare, in violazione dei “principi costituzionali di legalità dell'azione amministrativa e di buon andamento che presiede all'organizzazione, nonché all'attività degli uffici amministrativi (ex art. 97 Cost.)”. Inoltre la Suprema Corte sottolinea il carattere cautelare e provvisorio della sospensione, che non determina il venir meno l'obbligazione retributiva, ma semplicemente la sua temporanea sospensione. Pertanto qualora il procedimento disciplinare non si riattivi dopo l'assoluzione, "il rapporto riprende il suo corso dal momento in cui è stato sospeso” con l'obbligo per il datore di lavoro di corrispondere definitivamente le retribuzioni arretrate.

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